martedì, dicembre 23, 2008
Natale
Ho mal di testa e ho sonno.
giovedì, ottobre 16, 2008
Blog
Massì, lo tengo aperto.
giovedì, giugno 19, 2008
Brutte Cose
Insomma, la storia è questa. Stavo acquistando degli oggetti desueti: dei cd da masterizzare, un porta-cd di quelli "da viaggio", una Franziskaner e delle uova. Alla cassa, prima di me, due cestini stracolmi di lampadine e, con essi, una vecchina. Non vecchissimissima, ma abbastanza raggrinzita, nel suo incedere un po' assente.
Con molta calma, la medesima appone sopra il tapis-roulant della cassa i due cestini stracolmi. La cassiera la ammonisce, dicendole che deve estrarne il contenuto- La vecchina obbedisce indispettita e svuota, una lampadina per volta, i due contenitori, per un totale di 64 lampadine. Di mia sponte, le dò una timida mano. Esclusivamente per accelerare un po' il procedimento, datosi che si stava svolgendo alla velocità di una lampadina appoggiata sul tapis-roulant ogni 18 secondi. Che moltiplicato 64 fa un tempo inenarrabile.
Sì, lo so, sembra una specie di sogno insensato, di quelli che non definiresti propriamente come incubi, ma che comunque comportano una certa inquietudine. E invece è accaduto davvero, 22 ore fa circa.
Poi la vecchina viene raggiunta da una specie di candid camera ambulante che le si rivolge chiamandola "mamma": un'affascinantissima versione femminile di De Michelis periodo d'oro, solo con i capelli più radi e più unti, con un cestino ricolmo di oggetti casuali, la quale ripone il medesimo direttamente nelle mani della cassiera, intimandole di sbrigarsela da sè. Con molta cautela le viene spiegato che non è una procedura corretta, e nonostante le proteste, i due mostri si adeguano.
Arrivati al momento di pagare, la vecchina e la di lei figlia si accorgono improvvisamente che non possono trasportare in braccio 64 lampadine più la manciata di oggetti casuali. L'anziana madre, allora, si gira, e con una nonchalance esemplare, sottrae un po' di buste dalla cassa accanto, e l'addetta alla seconda cassa cerca di spiegarle che proprio non si fa. La prima cassiera le dà manforte, le spiega che le buste deve domandarle direttamente a lei e le domanda direttamente quante gliene occorrano per trasportare l'intero reparto lampadine appena svaligiato.
La vecchia, in quel preciso istante, mese di giugno, quasi 2010, scopre che le buste al supermercato non sono gratis. Seguono relative proteste, nonchè dozzine di secondi di stupore poichè "una cosa simile non l'avevo mai vista, ma davvero.. 5 centesimi a busta?"
Piano piano, poi, imbustano le lampadine una per volta. Solo quando hanno finito, l'affascinante balenottera coi baffi porge una carta di credito. Che, ovviamente, non funziona affatto.
Poi, piano piano, raccolgono i soldi liquidi necessari per gli acquisti, sommando le proprie forze monetarie, e finalmente riescono a pagare.
Improvvisamente mi giro, e noto che la fila alle mie spalle somiglia a quella per acquistare i biglietti per un concerto di Vasco, 12 secondi prima dell'apertura dello sportello.
Peraltro non sono mai stato a un concerto di Vasco in vita mia, ma immagino che attiri una discreta fila.
Poi che succede... succede che pago i miei oggetti obsoleti, mi avvio verso l'ascensore che mi porterebbe dritto dritto alla macchina, parcheggiata nel garage di sotto, ma vengo bloccato da un'anziana piena di lampadine e dall'ex ministro degli esteri, che mi spiegano che l'ascensore è proprio guasto, rotto, inagibile, non funziona.
Sorrido, ringrazio, proseguo per la mia strada, arrivo alla mia meta, spingo un pulsante, et volià, arriva l'ascensore.
Due secondi di indecisione, poi, per qualche motivo, indugio e avverto con un grugnito la strana coppia circa il corretto funzionamento del prezioso trasportatore.
Queste si precipitano indietro, quando, nel mentre, l'ascensore si sta ormai per chiudere. Sicchè un giovane Dusk, con mossa da Henry Jones Junior, lancia il carrello, che si va a incastrare tra le porte, impedendone la chiusura e permettendo a tutti di fruire dell'apparecchio.
E la vecchia.
Quella di cui sopra, per intenderci.
Commenta sottovoce con la figlia.
"che imbecille.. il carrello incastrato nell'ascensore, mpfff.."
Ecco. Tipo che ho passato le ultime 22 ore con un leggero tic alla palpebra sinistra.
lunedì, aprile 28, 2008
Post serio - le elezioni amministrative
Alemanno sindaco. Allegrezza.
martedì, aprile 15, 2008
Post serio - le elezioni politiche
E' una giornata di grande, grande allegrezza.
martedì, aprile 08, 2008
Centri Commerciali & umorismo tardo-settecentesco di bassissima lega, ma vieppiù utile per ravvivare un blog situazionista oramai spento, poichè, in fondo in fondo, nel 2008 uno strumento di comunicazione simile si appresta a cadere in desuetudine - o: dell'arte di creare titoli lunghissimi e inconcludenti.
No, niente, era una battuta bruttissima che mi vergogno a scrivere. Qualcosa circa un centro commerciale con un "Panorama enorme", cui ho commentato chiedendo se si vedesse anche San Pietro.
Per iscritto fa ridere ancora di meno.
Sono contrario alla logica del Post Utile.
sabato, marzo 29, 2008
Cinema:
Onora il padre e la madre
Un uomo a forma di dirigibile si rivolge ad un tizio con in bocca una manciata di denti a caso (i due sostengono, peraltro, di essere legati da un vincolo di parentela di secondo grado) e gli comunica un piano che non t'aspetteresti: una rapina in banca. Poi, molto poi, una vecchia inutile uccide un mostro con un passamontagna, e il tizio con una manciata di denti a caso si spaventa e scappa mascherato da uno qualunque dei Beastie Boys nel video di Sabotage.
In mezzo, l'uomo corpulento decide di riempirsi di debiti imprecisati, fare molto uso di droghe, far sparire quarantasette miliardi di euro dalle casse della società in cui lavora giusto qualche giorno prima di ricevere dei controlli fiscali, preferire un tizio vestito da geisha alla moglie (la quale contraccambia, preferendogli chi sfoggia dentature improbabili), uccidere gente a caso avendo il garbo di frapporre un cuscino alla pistola, varie ed eventuali.
L'altro, forse per ragioni odontoiatriche, sceglie di avere i conti in rosso, di noleggiare un auto, ingaggiare un mostro il cui più grande pregio è ascoltare musica brutta, farsi minacciare dalla moglie, farsi insultare con eloquio forbito e ricercato dalla figlioletta di 6 anni, scappare mascherato da Beastie Boys dopo aver visto capitolare il corpo del mostro di cui sopra e, conseguentemente, infilarsi in un intreccio inutile con la tranquilla parentela di questi, che gli sequestra la patente, gli chiede ulteriori miliardi di dollari, lo sbeffeggia e lo minaccia. In compenso intreccia una relazione con la moglie dell'uomo adiposo telefonando sul fisso di casa direttamente dal giardino della medesima.
Poi, un vecchio (come al solito, sono sempre loro), scopre tutto, tramite un colloquio con un altro vecchio ancor più anti-estetico, e fa giustizia, vendicando altresì la dipartita della vecchia inutile, che prima di tirare le cuoia (modo di dire che non veniva utilizzato dal 1967) aveva freddato il mostro di cui sopra con un paio di colpi precisi che manco Armonica\Charles Bronson in C'era una Volta il West.
Per cui, il tizio grasso muore. L'altro scappa, probabilmente per colpa dei denti del giudizio, e il vecchio si dirige verso il tramonto.
In sintesi: i due fratelli di cui sopra ci avevano bisogno di soldi, ed hanno i genitori ricchi con una gioielleria, e così decidono di rapinarla. La vecchia che passa a miglior vita è la di loro madre, il vecchio che fa giustizia è il di loro padre. In mezzo: squartamenti, debiti, sofferenza, droghe, personaggi ambigui, frodi, ostilità, omicidi, vecchie che sparano, vite coniugali spezzate e tanti, troppi, anziani con un ruolo di primo piano.
Bello.
Un solo piccolissimo dubbio. Ma se invece di tutto ciò, verso il secondo minuto di film, fossero andati dai genitori a dire: "ciao, ci date un po' di soldi?"
Ah, ovviamente se non avete visto il film e avevate intenzione di vederlo, aver letto questo post è stata una mossa sbagliatissima, ma anche no. Per rimediare vi consiglio comunque di andare al cinema: per i soldi del biglietto andrà benissimo scippare vostra nonna, o malmenare qualche prozia.
giovedì, marzo 06, 2008
Questo non è un paese per vdm
(Attenzione: le seguenti righe potrebbero rivelare - ma anche no - parte della trama di un film qualsiasi dei fratelli Coen. Cohen. Non ho capito come si scrive.)
Un uomo con le occhiaie diviene seriamente psicopatico dopo essersi reso conto di una serie di problemi che lo affliggono: il frequentare il mio stesso barbiere (suppongo), l'avere difficoltà con le serrature delle porte, l'ossessione di far passare a miglior vita le persone tramite oggetti poco sensati.
Un altro uomo, invece, con molte meno qualità, ma un taglio di capelli un po' più ordinato, sceglie di portarsi via una valigia piena di denari.
Un terzo uomo, a sua volta, indossa una divisa da village people e per questo viene rispettato e riconosciuto come tutore dell'ordine.
I fratelli Qualcosa virano decisamente genere e tòpos. Dopo averci abituato ad una serie di dissacranti black-comedy in salsa agrodolce, comprese un paio di cadute di stile, sconfinano su un territorio epico, tipicamente texano, con più di uno stilema fordiano rielaborato in chiave contemporanea.
Il titolo, a mio avviso, più che un motto, dovrebbe essere un principio giusnaturalista, dichiarato garantito e tutelato positivamente da ogni strumento di diritto internazionale, comunitario, nazionale e locale. Nessuno, infatti, alle soglie del 2010, in un mondo che possa dirsi seriamente civilizzato, dovrebbe essere più costretto a condividere spazi vitali con i vecchi.
Non si capisce per quale motivo, ad esempio, i medesimi sentano il bisogno di prendere l'autobus nei giorni feriali tra le 7 e le 8.30 di mattina, o perchè, di tutti i giorni della settimana a loro disposizione, scelgano il sabato per recarsi alle poste o in altri generi di uffici pubblici.
Ho sentito anche parlare di gente che, dopo essersi presa super-permessi lavorativi, per recarsi da qualche dottore in medicina al mattino presto, si è vista costretta a stare in fila dietro dozzine di individui ingrigiti (e con un piede nella fosse - il che, a parere di chi scrive, dovrebbe anche far decadere l'urgenza di frequentare esperti di guarigione) che avrebbero potuto scegliere qualsiasi orario dalle 10 antimeridiane in poi, senza nessun problema e senza arrecare fastidio ad alcuno.
Comunque. Il film, premiato con l'oscar per sè medesimo, probabilmente proprio per il titolo, scorre così, tra campi lunghi, e piani-sequenza con tanto di handy-cam. Si ride molto poco, se non per canzonare il mocio vileda fracico che campeggia sul cranio del cattivo psicopatico, ma la carenza di ilarità è compensata da una certa suspance. Come nella scena - da antologia classica - in cui, giustappunto, l'uomo con le occhiaie mette in imbarazzo un anziano, facendolo sentire in colpa per la propria età anagrafica. Dopo aver giuocato come il felino con il roditore, l'uomo brutto decide di dare il colpo di grazia al vdm, col tipicissimo espediente di una sfida a testa e\o croce. Il colpo di scena è che a vincere è il vecchio, e così il disturbo mentale del nostro, provatissimo dalla sconfitta, non fa che peggiorare. Un espediente piuttosto notevole, per giustificare l'escalation di violenza nelle due ore successive del film.
Poi, improvvisamente, i Chohehnh si stancano di girare, e mettono i titoli di coda in un punto qualsiasi della pellicola. Applausi.
Si festeggia con birra di qualità, una quantità di carbonara ben oltre superiore ai limiti imposti dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dei tentativi di suicidio su superficie bagnata.
Gran bel film.
Non credo di avere capito la morale, a meno che non sia che è giunta l'ora di scagliarsi contro la casta dei vecchi. In tal caso si potrebbe parlare, senza tema di smentita, di Capolavoro.
sabato, marzo 01, 2008
Lungometraggi che non possono in alcunissimo modo non piacervi
E poi c'è Into the Wild, regia e sceneggiatura di Sean Penn, colonna sonora di Eddie Vedder.
Ci sta uno che ci ha il problema che odia l'ipocrisia perchè addirittura i genitori gli vogliono regalare un'auto nuova e allora brucia dei soldi e\o li dà in beneficienza. Poi ariva la voce fuori campo, e dice delle cose una cifra sublimi, poetizzate di ermeneutica ermetista nel divenire incerto che si cristallizza come ali di una farfalla mai vissuta nell'oblio delle parole disegnate nel freddo dei tuoi silenzi mai pronunziati. E allora tutti fanno "ohhhh, che poesia sublime".
Addirittura, isso, ci ha una sorella che pure lei, sotto sotto, un po' lo capisce, perchè il Perbenismo Borghese & Il Denaro è una cosa brutta; molto, ma molto meglio, rotolarsi nel fango e sparare ai mufloni.
Poi incontra dei vecchi, che addirittura sono degli hippie anzianissimi, e in un film che parla di uno che viaggia a contatto con la genuinità genuina della natura contrapposta al gretto materialismo bruttista, invero proprio non te lo aspetteresti. Ohibò che colpo di scena. E quindi c'è la coppia di hippie coi capelli lunghi che suonano le canzoni di protesta, che però ci hanno un trauma oscurissimo. Che tensione, er core in gola da tante emozzioni, in un film che ci apre gli occhi spiegandoci che la società è cattiva e ci impone le regole, mentre er contatto co la natura.. ehhh la natura... il lieve divenire della forma sottesa ad un carezzevole avvolgimento dello stormo di un cuore che migra come flebile vento di fragili orchidee sospinte nell'eterno.
La metafa der viaggio come percorso di crescita interiore per raggiungere quella verità vera che le sovrastrutture ci nascondeno costringendoci a valori fatui. Ehh incredibile, strano che nessuno ci abbia mai pensato prima. Abbiamo dovuto aspettare il 2008 per vedere un accostamento simile in un film.
Poi ci sta una che a tutti tutti i costi vorrebbe, ma lui "No!", perchè deve sparare a.. boh, a dei bufali, e deve partire per stare a contatto con la natura: perchè la natura sì, no 'ste zozzerie. Siccome che non si capiva che questa c'era rimasta male, la regia ci regala quest'inquadratura emozionante di essa in primo piano che singhiozza per 28 minuti subito dopo che lui è partito.
Improvvisamente, dopo soli 132 minuti di metafora-e-poesia-sublime in cui la sceneggiatura cerca in tutti i modi di spiegarci questo concetto sbalorditivo, forse ancora non chiarissimo, per cui soldi sono brutti e la natura è bella, durante uno dei 38 finali al rallentatore con sottolineatura musicale minimalista che ci aiuta a capire che nella vita contano le piccole cose, no il materialismo borghese, la pellicola si deteriora.
Proprio fisicamente. Ner senso che si inceppa. La gente fa "ohh, come faremo!". E viene deportata in un'altra sala, per vedere il finale (il trentanovesimo), in cui la dipartita del protagonista in mezzo alla natura non è affatto scontata come la merce a febbraio, no no.
Dei personaggi, però, che evidentemente non capiscono la poesia e il sublime e boh, forse non hanno una sensibilità sufficientemente spiccata per capire questi sottilissimi e originalissimi messaggi, decidono di snobbare tali fasi conclusive, deportazione compresa, preferendogli della birra scadente (e probabilmente alienante), nell'ipocrisia dell'agiatezza della mondanità contemporanea.
In sala facevano pure 48 gradi.